Alberto Comparini

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Area CUN: Scienze dell'antichita', filologico-letterarie e storico-artistiche (10)
Settore scientifico disciplinare: CRITICA LETTERARIA E LETTERATURE COMPARATE (L-FIL-LET/14)

Norme per la redazione della tesi
martedì 19 aprile 2022

Prima di procedere con questioni di ordine pragmatico, alcune considerazioni preliminari: la tesi di laurea è un testo argomentativo che prevede la difesa ed esposizione di un'argomentazione intorno a un determinato argomento, che va scelto e concordato con il relatore con ampio anticipo - per la tesi triennale, all'inizio del terzo anno; per la tesi magistrale, all'inizio del secondo anno (in entrambi i casi, volendo, anche prima) -, in modo tale da poter avere il tempo necessario per leggere, pensare e scrivere senza fretta. Il lavoro di ricerca bibliografica, la lettura dei testi e la scrittura dell'elaborato richiedono tempo - in other words: the sooner, the better.

In via del tutto generale, chi si accinge a scrivere una tesi (triennale, magistrale, di dottorato) deve tenere presente tre principi di ordine logico:

  • introduzione, dove il candidato dice cosa vuole fare, come vuole farlo e perché;
  • corpo del testo: n capitoli in cui il candidato svolge quanto esposto nell'introduzione;
  • conclusioni, dove il candidato enuncia i risultati finali del proprio lavoro.

Per quanto riguarda la scrittura del testo, valgano in generale le seguenti norme (casi specifici verranno valutati nel corso della stesura):

  • il font della tesi è Times New Roman (corpo del testo, note a piè dipagina)
  • il corpo del testo e le note vanno giustificate (insomma, il testo deve essere allineato come accade nei libri, saggi, negli articoli, et cetera)
  • il carattere del testo è 12 per il corpo del testo; 11 per le citazioni superiori a 3 righe; 10 per le note a piè di pagina;
  • le citazioni superiori alle tre righe vanno separate dal corpo del testo;
  • le citazioni vanno scritte tra caporali, «queste sono le norme della tesi», non tra virgolette alte ("queste sono le norme della tesi");
  • l'apice delle note segue sempre il segno di interpunzione (in questo caso, dopo la virgola): «queste sono le norme della tesi»,
  • interlinea: corpo del testo, 1.5; citazioni superiori a tre righe, 1.15; note a piè di pagina, 1;
  • i capoversi prevedono un rientro di mezzo centimetro, tranne quando si inizia un nuovo paragrafo e dopo le citazioni superiori a tre righe.

Per quanto riguarda la stesura delle note a piè di pagine, non esiste una scienza perfetta: ogni paese e, tra l'altro, ogni disciplina utilizza un proprio sistema. L'importante è mantenere un unico criterio:

  • i nomi di autori, curatori et alii vanno sempre scritti per esteso: Eugenio Montale;
  • se si cita un autore già citato, si mette solo il cognome: Montale;
  • se in note consecutive compare lo stesso autore, si scrive Idem (o Eadem, se si tratta di un'autrice);
  • i titoli delle opere vanno in corsivo: The Auroras of Autumn (1950);
  • nel corpo del testo, conviene sempre mettere l'anno di pubblicazione di un'opera letteraria tra parentesi tonda (1950) quando si cita per la prima volta il testo in questione, i.e., The Auroras of Autumn;
  • può essere utile, ma è da valutare di caso in caso, mettere tra parentesi tonda le date di nascita e di morte di uno scrittore, quando questi viene citato per la prima volta: Wallace Stevens (1879-1955);
  • se in una citazione (inferiore o superiore alle tre righe) si omettono delle parti di testo, bisogna usare […] al posto delle parole omesse;
  • se si cita lo stesso testo in note consecutive, si scrive Ivi, p. 51;
  • se si cita lo stesso testo con lo stesso numero di pagina nella nota successiva, si scrive Ibidem;
  • nota bene: non esiste l'ivi dell'Ibidem, quindi, se si cita nuovamente lo stesso testo, bisogna scrivere per intero la citazione;
  • le citazioni vanno scritte per esteso solo la prima che si cita un testo (Hans Ulrich Gumbrecht, In 1926. Living at the Edge of Time, Cambridge (MA), Harvard University Press, 1997); nelle citazioni successive, invece, si scriverà: Gumbrecht, In 1926, cit., p. 51;
  • i titoli dei testi inglesi e americani prevedono le iniziali di sostantivie aggettivi in maiuscolo: In 1926. Living at the Edge of Time, e nonIn 1926: living at the edge of time.
  • se il titolo di un testo ha un sottotitolo, si utilizza il punto fermo, e noni due punti dopo il titolo: In 1926. Living at the Edge of Time, e non In 1926: Living at the Edge of Time (se si scrive in italiano; in inglese, invece, titolo e sottotitolo sono separati da due punti);
  • le note seguono la lingua dell'elaborato: se scrivete in italiano, si scrive Parigi (e non Paris); se scrivete in inglese, si scrive Paris (e non Parigi); se si scrive in italiano, si scrive a cura di; se si scrive in inglese, edited by; e via dicendo per la lingua dell'elaborato scritto;
  • ultima cosa (?): le note a piè di pagina seguono le stesse norme testuali del corpo del testo. Quando si scrive una nota, una volta terminata, si deve chiudere il periodo con un punto fermo.

Come dicevo, i criteri delle note (e della bibliografa) non sono unanimi. Le note, come la stesura della tesi, si imparano a scrivere con la pratica della scrittura. Per semplificare questo non semplice apprendistato, valgono i seguenti criteri:

Giacomo Leopardi, Canti [1835], edizione critica di Emilio Peruzzi, Milano, BUR, 2018;

Eugenio Montale, Ricordo di Thomas Stearns Eliot, «Corriere della Sera», 6 gennaio 1965;

Guido Mazzoni, La poesia di Raboni, «Studi Novecenteschi», XIX, 43-44, giugno-dicembre 1992, pp. 257-299;

Niccolò Scaffai, La lirica contemporanea, in Il testo letterario. Generi, forme, questioni, a cura di Emilio Russo, Roma, Carocci, 2020, pp. 353-368;

Franz Kafka, Lettera al padre [1952], traduzione di Claudio Groff, postfazione di Georges Bataille, Milano, Feltrinelli, 2001;

Jonathan Culler, Poetics, Fictionality, and the Lyric, «Dibur», I, 2, primavera 2016 (in rete: https://arcade.stanford.edu/sites/default/files/article_pdfs/Dibur-v02i01-article02-Culler.pdf)

Paul Celan, Die Niemandsrose, Francoforte, Suhrkamp, 1963;

Paul Valéry, Œuvres, tomo II, edizione a cura di Jean Hytier, Parigi, Gallimard, 1960.